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Costruire un nuovo anno

  • Immagine del redattore: Marco Repetto da Roma
    Marco Repetto da Roma
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min


Come ogni anno che inizia mi faccio propositi e domande. Oggi mi domando “nà cosetta”: cosa farò da grande?


A Charlie Munger, investitore, uomo d’affari e partner di lunga data di Warren Buffett, viene attribuita una frase famosa e poco diffusa nel business: “Il segreto del successo è prendere dannatamente sul serio le cose ovvie”. Cerchiamo di entrare nei concetti che rispecchiano lo spirito di questa citazione.


Innanzitutto sembra ovvio, ma non prendiamo sufficientemente sul serio prestare estrema attenzione alle cose semplici, come capire e tenere molto presenti i Nostri Valori. Sappiamo tuttavia che conoscere i propri valori accelera la comprensione della realtà, ottimizza le decisioni, allevia la tensione. Ma allora?


A seguire: non è facile riconoscere l’ovvio. L’ovvio è ciò che è subito evidente, senza equivoci. Vederlo senza i filtri cognitivi, senza preconcetti, accoglierlo con mente libera e saper agire in modo semplice, efficace e al momento giusto, con attenzione e consapevolezza dei tempi, è “potente”: è un potere benevolo e una forza profonda. Lo sappiamo riconoscere?


“Cosa farai da grande?” È una domanda che non è nuova per me, tutt’altro. Con tono allegro, senza serietà, puntando all’inatteso è proprio questa la domanda che condivido con gli amici quando si fregiano con me di un loro successo. A volte la faccio anche a chi vanta un successo senza nemmeno essermi amico e quindi:


“Va bene, ma da grande che vuoi fare?”


Il successo? Partiamo dal significato di successo che, per quanto ampio, siamo “costretti” a sintetizzare. Il successo innanzitutto è un esito.


Per la maggior parte delle persone un buon esito; per me, oltre ad un esito buono, qualunque esperienza conclusa è comunque qualcosa di successo.


Il successo è una riuscita, a volte una vittoria, a volte una buona sconfitta, ossia un esito negativo che insegna.

Il successo è l’affermazione di una volontà in un'azione; iniziare rivolti al compimento è già un “mezzo” successo. Il successo è comunque il conseguimento di un obiettivo a prescindere dal risultato.


Con il successo otteniamo spesso apprezzamento, notorietà, soddisfazione, che sia economica, professionale o legata al benessere personale; tuttavia non è una condizione necessaria. Puoi ottenere il Tuo successo senza che nessuno ti plauda: questo avviene spesso se Tu sei eccezionale o innovativo o esprimi chiara la tua unicità.


Per omeostasi tutto è in equilibrio in natura per cui: qual è il controvalore del successo? Il pericolo del successo è che troppo spesso ci fermiamo ad apprezzarlo, senza analisi; solo per compiacimento restiamo lì a crogiolarci in quello che sembra un arrivo, per molto tempo, troppo tempo. Il successo, per come l’abbiamo definito, è successo (accaduto), e tutti noi abbiamo la necessità di avanzare, crescere, sempre, continuamente.


E quindi quando domando: “ma da grande che vuoi fare?” sembra scherzoso, la risposta ovvia. Ma prendere dannatamente sul serio l’ovvio è una garanzia di successo. Quindi, chi mi conosce davvero sorride, si ferma un secondo e sul viso si accende la luce di chi lancia una nuova sfida. Qualcun altro pensa che sia una domanda legata alla vecchiaia, al maggior successo o alla notorietà. Ma il significato vero è: “come si può migliorare ancora?”.


Anche quest’anno che inizia mi fermo, mi godo per un istante il successo dell’anno appena finito e mi faccio questa domanda: “ora che vuoi fare da grande?”. Poi inizio il cambiamento, cambio la domanda stessa per rinnovare lo stimolo, cambio “preposizione” e dico: “Ora cosa vuoi fare DI grande?”


Così è più semplice definire, perché certamente quest'anno voglio fare qualcosa di grande. Voglio farmi felice, divertirmi e fare quello che mi piace. Voglio dar sfogo al talento. Voglio produrre ricchezza da quello in cui so eccellere. Voglio impegnarmi a fondo per quello che so fare e voglio farlo ancora meglio. Voglio contribuire al successo di molti ed esserne fautore condividendo quello che so, senza riserve, al meglio. Questa è la mia unica risposta. Poi mi dico: ma come, non fai come al solito progetti precisi, misurabili, sostenibili, rilevanti, sensati, concreti, motivanti, “tempificati”?


Ok, lo farò.


Voglio conoscere le persone, capire i filtri con cui vedono la loro realtà. Voglio perdermi con loro nei dubbi, senza dare l’illusione di risposte “geniali”.


Voglio che mi guardino negli occhi per la persona che sono. Voglio che trovino il coraggio di togliersi la maschera e mostrare la loro faccia, con l’orgoglio e la forza d’animo di chi sa dire “questo sono io”. Voglio la solenne leggerezza di chi sa dire con lo sguardo: “sei a casa tua”.


Voglio produrre un effetto grande: che tutti sappiano sentire loro stessi “la meta”. Voglio viaggiare insieme a molti senza bisogno di una destinazione.


Voglio sentirci al traguardo a ogni passo, avanzare senza mancanze, senza bisogno, senza convinzioni rigide o principi assoluti posti a roccaforte difensiva dell’insicurezza; voglio camminare insieme verso uno scopo grande.


Voglio essere curioso di tutto e di tutti, senza curiosare. Voglio essere disposto a cambiare idea, opinioni, abitudini senza essere volubile; voglio cambiare prospettive con la speranza di lasciare un contributo.


Voglio leggere i dubbi di tutti senza la necessità di dare certezze.


Voglio emozionarmi senza riserva, ridere a crepapelle ogni giorno e ogni giorno voglio anche piangere, commuovermi per piccole cose, accettare di avere qualche paura. Quella paura che nasce dal coraggio di affacciarsi nel vuoto, di andare un po’ più in là, di esplorare nell’ignoto con il giusto rischio e dire: “Ciao paura, resta pure con me e rendimi grande”.


Voglio concedermi tanti errori e voglio che gli errori diventino amici che consigliano e suggeriscono mentre accelerano il mio cammino.


Voglio fregarmene del giudizio e della colpa. Voglio circondarmi di persone che mi guardano senza temere me e io senza temere la loro critica. Voglio dare quello che so, comprendere quello che sanno gli altri, iniziare il dialogo con due opinioni diverse – la mia e quella del mio interlocutore – e uscire con una terza che è la somma, che è una novità, un contributo di e per entrambi.


Voglio vivere il presente, sentendo l’onda che batte sulle caviglie con i piedi ben piantati sulla riva, mentre guardo il mare che si mescola col cielo. E voglio veleggiare in mare aperto senza scorgere né desiderare rive già conosciute.


Voglio chiamare amici anche chi amico non è, con la voglia che lo diventi, anche quando non ho niente da dire.


Voglio usare parole impeccabili. Voglio conoscermi a fondo per non prendere più nulla sul personale. Voglio imparare a fare domande per non supporre, per non presupporre. Voglio fare del mio meglio, sempre.


È esattamente questo quello che voglio fare DI grande.


Dico voglio sapendo che “volere è sentirsi attratti da qualcosa che ancora non sai cos’è”. Dico voglio senza una rappresentazione, anche vaga, di una direzione, di una intenzionale, certa consapevolezza, anche minima. Dico voglio senza inquietudine, irrequietezza, attrazione vaga, desiderio confuso, senza sentire che manca qualcosa.


Voglio con quella volontà che è cieca, priva di conoscenza, che precede ogni rappresentazione della ragione, che vuole senza sapere cosa vuole. Voglio con quella volontà e quella spinta originaria che si vede nella perfezione dei bambini, quella volontà che desidera prima di conoscere il desiderio, prima di sapere che cosa si vuole. Voglio tornare a scoprire ciò che voglio solo dopo averlo già voluto. 


Voglio amplificare la fiducia di quella parte opaca e intuitiva di me, voglio riconoscermi a posteriori del mio agire, svoltando per un attimo a leggere le impronte di ogni mio passo e confortarmi della giusta direzione anche quando gli effetti non sono previsti o desiderati e sembrano “errori” voglio senza esitazione andare avanti perché quello che faccio mi rappresenta appieno.


Per quest'anno è tutto qua. È preciso, abbastanza semplice da essere misurabile, abbastanza coraggioso da essere sostenibile, di rilievo e molto sensato. È assolutamente concreto, per me molto motivante, è "tempificato" perché lo voglio e lo voglio fare da ora e per sempre.



Sono certo che tutto quanto descritto è concreto ed è quindi, un ottimo PROGETTO.


 
 
 

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